Diario pakistano, numero nove

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Aneddoti d’ordinaria diplomazia: domani è il 9 maggio, al tempo stesso giorno dell’Europa (Schuman Day) e 70° anniversario della «Grande Guerra Patriottica», nome dato nell’ex-Urss alla seconda guerra mondiale e ancora usato da russi e vicini affini.

Il 9 maggio equivale a una festa nazionale, in cui si è soliti organizzare un ricevimento, spesso combinato con altre attività illustrative dell’attività dell’UE nel paese in cui si è: mostre sulla cooperazione, un concerto. Qui a Islamabad sarà il 13 maggio, per ragioni di calendario (il sabato non e’ giorno adatto a tali attività)

Tempo fa l’ambasciata russa ci contatto’ per sapere i nostri piani, per evitare coincidenze di date: anche per questo spostammo, e loro hanno anticipato al 7 il loro ricevimento, organizzato assieme alle altre repubbliche ex-sovietiche (meno le repubbliche baltiche, che della guerra hanno ben altro ricordo, e l’Ucrania, oggi in rotta con Mosca).

Visto lo stato dei rapporti con la Russia, a livello europeo si è adottata una posizione comune che era la seguente:

1. il personale militare non poteva partecipare all’evento russo in nessun caso;

2; la partecipazione diplomatica rimaneva possibile, ma il livello della stessa (ambasciatori o funzionari di grado inferiore) doveva essere concordato sul posto. Anche la non partecipazione rimaneva possibile, in caso d’accordo in quel senso.

In Pakistan ci sono 18 ambasciate europee, piu’ quella UE che coordina le attività europee comuni: nella riunione mensile, che dirigo, ho esposto due settimane fa la situazione e un consenso sulla non partecipazione è sembrato emergere.

All’avvicinarsi della data, alcuni ambasciatori (non usero’ nomi di paese, ma solo numeri) incominciano a smarcarsi, sostenendo d’aver ricevuto diverse istruzioni dalle loro capitali (strano, visto che a Bruxelles si era adottata una posizione comune).

La chiave della questione era: io non vado se nessuno va, ma se qualcun’altro va perchè non devo andare?

In questo ragionamento si confondono elementi diversi della diplomazia e in fondo della forma di pensare nell’Europa attuale: se siamo d’accordo tutto bene, se non lo siamo ognuno per conto suo. Ma spesso l’accordo non si raggiunge perchè ognuno va per conto suo prima, rendendo appunto impossibile tale posizione comune. L’eterno problema dell’uovo e della gallina.

Il problema della partecipazione o no all’evento commemorativo della seconda guerra mondiale consisteva nella possibilità di una strumentalizzazione da parte degli organizzatori, con possibili riferimenti, in discorsi o immagini, all’annessione della Crimea, che i nostri paesi non riconoscono.

Personalmente, la mia posizione era la seguente: in primo luogo, è importante definire una posizione comune per l’UE anche qui a Islamabad. Nulla di sostanziale in gioco, intendiamoci, ma una questione di coerenza ed immagine, visto che quello che trasmettiamo è un messaggio, nulla di più.

In secondo luogo, seconda guerra mondiale e situazione attuale sono dimensioni da mantenere distinte: io ero favorevole a partecipare, salvo andarmene in modo visibile in caso di strumentalizzazioni.

In ogni caso, il messaggio aveva senso solo se unitario: a ranghi sciolti, non siamo più rappresentativi, ma diveniamo insignificanti.

Alla non partecipazione decisa inizialmente, si è quindi affiancata la posizione molto più sfumata di mandare un funzionario non accreditato come ambasciatore, pratica a volte seguita in questi casi.

Due giorni prima del ricevimento, è apparso che la posizione comune era sfumata: 4 paesi intendevano mandare l’ambasciatore (per istruzioni ricevute, mah), 7 – 8 il secondo capo missione o altro funzionario, 5 – 6 nessuno. Ma tutti disposti a parole ad allinearsi alla maggioranza (whatever it might mean…).

Il giorno prima ho chiesto chiarezza a tutti, emergendo quella divisione su tre posizioni che se ci fossimo proposti di perseguire non avremmo mai ottenuto: in gamba siamo, pochi dubbi.

Alla fine, incuriosito dall’invito russo e vista la divisione emersa; ho cambiato i miei piani e sono andato con Isabel al ricevimento. Nessuna strumentalizzazione nè riferimento all’attualità, solo alla guerra mondiale, anche se in conformità alle abitudini locali, il rumore ambiente era tale che era impossibile ascoltare le parole degli oratori: mi ero piazzato in prima fila apposta.

Aspetto piacevole il buffet di cibi russi e delle repubbliche centro – asiatiche, sapori diversi dal solito: anche se la differenza tra un dumpling (agnolottone ripieno di carne) tagiko e uno kirgizo rimane inafferrabile, come del resto tra un pulao (riso) uzbeko e uno pakistano, ma dando un’occhiata alla carte si capisce perchè: stiamo parlando di un enorme spazio geografico senza barriere significative e modi di vita simili. Normale che le abitudini alimentari convergano.

Alla fine, molti contatti per nulla, non restava che bersi un bel bicchiere di digestiva vodka.

Islamabad, 8 maggio 2015.