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    Italia e Spagna: destini paralleli?

    Esiste davvero un pericolo latino in Europa? Alcuni tratti della società italiana e di quella spagnola possono rappresentare un handicap, ma vizi e virtù non si distribuiscono secondo le coordinate geografiche. Un e-book sulla crisi dei due paesi.

    [Carta di Laura Canali tratta dal Quaderno Speciale “Nord contro sud il muro d’Europa”]

    L’ebook Italia e Spagna: destini paralleli?, pubblicato da Lo Spazio della Politica e scaricabile gratuitamente, affronta la crisi dei due paesi in forma sinottica, cercando di stabilire rapporti, similitudini e differenze tra i due casi.

    Nel libro, scritto da un economista con doppia appartenenza culturale abituato a studiare paesi e situazioni anche dal punto di vista della propria professione internazionale, vengono analizzati dati, caratteristiche del sistema politico, della società e della storia per cercare di capire come si è arrivati fin qui e in quale misura sia corretto affermare che esista un pericolo “latino o mediterraneo” in Europa.

    L’analisi è impietosa nei confronti delle carenze dimostrate nel corso degli anni da parte dei due paesi, sia per quanto riguarda entrambi i sistemi-paese che per quanto concerne le classi dirigenti, ma anche realista nel rivelare che non tutto ciò che la stampa internazionale dà per scontato è così negativo; vizi e virtù non si distribuiscono in Europa secondo coordinate geografiche.

    Alcuni tratti delle nostre società, riconducibili al nostro essere latini, possono senz’altro diventare un handicap se si rifiutano modernizzazione, apertura al mondo e tutto ciò che di buono la competizione globale può portare. L’Italia, paese il cui imponente debito non è nato nell’estate 2011, ma è il risultato di almeno vent’anni di bassa crescita dovuta a scelte politiche ritardate, vive attanagliata in un sogno impossibile: quello di fermare il tempo per tornare ai magnifici anni sessanta, “quando tutto andava così bene”. Rifiutando le conseguenze e le opportunità della vera concorrenza, che migliorerebbe la vita degli italiani. Nel frattempo, il paese ha sprecato in buona misura le possibilità che l’Europa ci ha offerto per cinquant’anni, senza capire che da lì non venivano solo risorse (da noi mai usate davvero bene), ma soprattutto idee e opportunità.

    La Spagna ha colto meglio l’opportunità europea, usandola per modernizzarsi, crescere e migliorare gli standard di vita della propria popolazione, ma soffre oggi il brusco contraccolpo della mancanza di creatività e ambizione nell’usare quello scenario per fare un ulteriore salto di qualità verso l’innovazione e l’innalzamento della propria quota di valore aggiunto. Uno sviluppo basato solo su mattone e finanza speculativa ha svuotato la Spagna di alternative più solide: la debolezza del settore manifatturiero e della ricerca sono due gravi sintomi di questa situazione, generata da un “pensiero unico” nel quale si sono pienamente riconosciute, per anni, le principali forze politiche iberiche.

    Italia e Spagna hanno comunque ancora dei punti di forza da cui ripartire, se non compiranno l’errore di rinnegare lo scenario irrinunciabile nel quale si muovono: la piattaforma europea. Il basso debito privato italiano e la persistenza di una base manifatturiera ancora significativa possono costituire ottimi punti di partenza, se una classe politica del tutto superata dagli avvenimenti si fa finalmente da parte, una volta constatato il fallimento assoluto della Seconda Repubblica. La Spagna dovrebbe superare le rigidità ideologiche del proprio sistema politico, per riproporre il meglio che è riuscita a dare al mondo nel corso del XX secolo: il suo processo di transizione, condiviso e consensuale, che ha permesso al paese di bruciare le tappe per almeno trent’anni.

    In entrambi i casi, la nostra latinità può divenire di nuovo un punto di forza se usata correttamente, non come scusa per rifugiarsi nella passività e nel passato. Dobbiamo essere coscienti che possiamo farcela, ma che il tempo dell’indulgenza verso noi stessi è davvero finito.