La diaspora italiana: un input da valorizzare

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E’ indubbio che la modifica costituzionale approvata per facilitare il ci voto degli italiani all’estero può lasciare perplessi. Si tratta d’una soluzione del tutto originale, in quanto nessun altro paese prevede una rappresentazione su base territoriale degli italiani nel mondo.

Il problema da risolvere era quello della difficoltà d’esercitare il diritto di voto, a causa della necessità esistente di esprimerlo recandosi fisicamente nel collegio d’origine in Italia. La soluzione scelta da quasi tutte le altre democrazie è quella del voto in consolato o del voto per posta.

La legislazione italiana è andata molto al di là, e, una volta effettuata la prima elezione, sarà necessario fare un bilancio oggettivo di questa scelta.

Ma allo stato attuale delle cose, si andrà al voto nella Circoscrizione Estero.

A mio avviso, anche se il meccanismo elettorale favorisce i candidati il centro – sinistra istituzionali espressi dalle comunità, credo che il centro – sinistra dovrebbe cercare di sfruttare altrimenti il grande potenziale degli italiani nel mondo.

Nel mondo ci sono migliaia di italiani, anche d’emigrazione relativamente recente, che in ambiti diversissimi occupano posizioni di prestigio ed hanno ottenuti notevoli successi professionali.


Ritengo che sia molto più utile per il nostro paese attingere a queste professionalità, portando in Parlamento esperienze vincenti e persone capaci d’apportare un differenziale d’esperienza internazionale. Si tratterebbe d’un soffio d’aria nuova in un ambito spesso ultraprovinciale come quello della politica italiana.

È chiaro che i temi cari alla comunità dovrebbero costituire una piattaforma irrinunciabile per i rappresentanti eletti: diffusione della lingua e della cultura italiana, assistenza ai connazionali in difficoltà, iniziative in campo economico e tecnologico finanziate con fondi italiani, contributo allo sviluppo economico dei paesi a forte presenza italiana, difesa e promozione del marchio Italia nel mondo.

Ma quest’agenda non è sufficiente: idealmente, gli eletti in Parlamento dovrebbero essere italiani non solo d’origine, ma d’emigrazione relativamente recente, e totalmente familiarizzati con l’Italia di oggi, non quella di ieri.

Persone di questo tipo sarebbero in grado di portare le loro esperienze maturate all’estero, stimolando nuove idee ed esperienze già risultate vincenti in altri paesi.

In questo modo, i rappresentanti eletti all’estero non risulterebbero semplicemente un gruppo di pressione avente per obiettivo l’ottenimento di benefici per un collettivo specifico, ma uno stimolo а sviluppare nuove esperienze ed una ventata d’internazionalismo e professionalità nel Parlamento italiano.

Un altro degli obiettivi da perseguire è quello di sfruttare esperienze consolidate in campo economico per definire iniziative di cooperazione più adeguate rispetto a quelli scarsamente efficaci del passato: l’Italia non ha mai saputo creare ponti economici con l’imprenditorialità italiana nel mondo, quest’elezione apre una nuova opportunità.

Un commento sulle questioni culturali: da tempo l’Italia ha rinunciato a sostenere un sistema scolastico italiano nel mondo, paragonabile a quanto hanno fatto francesi e tedeschi. Problemi finanziari, mancanza di strategia, forse anche realismo, anche se le scuole italiane nel mondo avevano avuto una loro epoca di splendore.

Gli Istituti Italiani di Cultura svolgono abbastanza bene il loro compito, ma sono presenti quasi solo nelle capitali. Sarebbe utile pensare ad un sistema di patrocinio, mediante finanziamenti leggeri, d’istituzioni locali in grado d’organizzare, con un minimo d’assistenza dall’Italia, attività culturali nelle numerose citta’ nel mondo nelle quali non è possibile aprire un istituto di Cultura.
Festival di cinema italiano, mostre d’arte, design e cultura, convegni ed altre iniziative potrebbero essere replicate in diversi paesi con un costo limitato se si potesse contare su una rete su una rete d’istituzioni culturali “amiche” dell’Italia, anche se non necessariamente legate in esclusiva all’Italia.

Da rivitalizzare poi la rete delle Camere di Commercio Italiane nel mondo, la cui operatività è oggi troppo legata all’ episodico attivismo dei suoi dirigenti locali. È necessario che la consistenza del sistema camerale venga sostenuta, mediante un rafforzamento del concetto di Camera ed iniziative di tipo orizzontale, che aiutino a standardizzarne i servizi: un altro compito cui i neo – eletti potranno dedicarsi.