Che atteggiamento il nuovo governo dovrebbe adottare nei confronti degli Usa?
Per formulare una risposta, è necessario sgombrare il campo da diversi equivoci ed esagerazioni, che purtroppo condizionano buona parte dello spettro politico nazionale quando si parla di Stati Uniti.
Gli Usa non sono quel Satana, istigatore solo di valori deleteri, d’incultura e bieco unilateralismo che denuncia una certa sinistra radicale.
D’altra parte, non sono neanche quell’apostolo della libertà e della democrazia, da seguire acriticamente e senza fiatare, così come piace vederli alla maggioranza attuale. vederli alla maggioranza attuale. Ragionare di politica estera in questi termini porta solo a coprirsi di
ridicolo.
Gli Usa sono la prima potenza mondiale perché riuniscono tutte caratteristiche che definiscono una potenza, ed in questo sono unici.
Le relazioni con una potenza di questo tipo sono evidentemente cruciali per ogni altro membro della comunità internazionale, e l’ultra-ideologizzazione di tale rapporto è un errore che non ci si può permettere.
Il fatto che gli Usa abbiano accumulato grandissime dosi di “hard power” in vari campi, non deve però tingerli necessariamente di pericolo per il resto del mondo: molte sono le pulsioni positive della società americana, che vanno canalizzate il meglio possibile nell’ambito internazionale.
Questo lo si ottiene solo sviluppando il multilateralismo, e non indebolendolo, come ha fatto il governo Berlusconi sbilanciandosi eccessivamente verso le scelte statunitensi.
Multilateralismo non significa solo Nazioni Unite, ma anche creazione rafforzamento dei gruppi regionali, veri bacini di creazione di consenso internazionale. In questo senso, l’UE rappresenta un caso scuola di nuova “governance” internazionale, cui il mondo guarda con
attenzione.
Non è un caso che siano molto forti negli Usa le posizioni di chi considera un interesse americano rendere il multilateralismo più debole e sfruttare al massimo le contraddizioni interne del blocco europeo. Quest’ approccio deriva dall’osservazione attenta della realtà internazionale: quando l’Europa è forte e coesa, un consenso multilaterale è raggiungibile (OMC, Kyoto, TPI) e gli obiettivi a corto periodo di Washington possono essere contrati, venendo a prevalere una prospettiva d’interessi condivisi di lungo periodo.
Lavorare per un mondo più equilibrato significa, dal punto di vista italiano, favorire le scelte multilaterali, che sono la conditio sine qua non per gestire il mondo intelligentemente.
In realtà, anche negli Usa le visioni più illuminate propendono per un rafforzamento del multilateralismo, capendo l’insostenibilità a lungo periodo delle scelte unilaterali, foriere per definizione di soluzioni squilibrate: è con con queste parti dell’intellighenzia Usa che vanno sviluppati rapporti e tessute alleanze.
Non bisogna però illudersi che gli Usa mutino radicalmente la loro rotta: anche se altre amministrazioni meno radicali succederanno а quella Bush, gli Stati Uniti daranno sempre priorità, è inevitabile, al loro interesse nazionale.
La grande priorità dell’Italia / UE nei confronti degli Usa è quindi quella di sviluppare con loro soluzioni comuni a problemi comuni: gli Usa non sono su un piano di di parità effettiva con il resto del mondo, ma devono capire che agire da soli e contro una parte preponderante della comunità internazionale non è nemmeno nel loro interesse.
Per fare ciò, l’Italia deve rafforzare I’UE e la sua politica estera: la prima condizione per equilibrare relazioni internazionali oggi instabili è oggi il rafforzamento dell’UE come attore internazionale senza sfasature. La seconda è l’inclusione dei grandi paesi emergenti nel processo decisionale effettivo.
La volontà, manifestata da molti paesi dopo l’11.9,di proporsi come “il migliore amico degli Usa” è, oltre che velleitaria, illusoria: il migliore amico della comunità internazionale è l’emergenza d’un processo decisionale equilibrato.
Gravissimo quindi l’errore del governo Berlusconi, che va corretto senza però cadere nell’eccesso contrario, demonizzando gli Usa oltre i loro demeriti.
Il mondo non può prescindere dal contributo americano: sbagliato però pretendere dagli Usa che risolvano i problemi del mondo da soli: non possono né vogliono farlo. In diversi campi, l’Europa e leader: nel commercio, nella cooperazione allo sviluppo. Il governo italiano si batta per maggiore coesione europea in altri campi (finanziario, politico, grandi dibattiti internazionali), ed avrà creato le condizioni per un rapporto bilanciato con gli Usa che il mondo apprezzerà.
Recentemente, si è detto che gli Europei vengono da Venere e gli americani da Marte: al di là delle metafore, entrambi viviamo sulla Terra e di fronte ad essa abbiamo degli obblighi. Il futuro governo italiano dovrà quindi fare la sua parte per ridurre differenze oggi molto sensibili, nell’interesse italiano e globale.